Brevettazione di sistemi di intelligenza artificiale: ora si può

Autore: Michele Petruzziello

Le invenzioni basate sull’intelligenza artificiale che hanno carattere tecnico, possono essere oggi oggetto di brevetto.

Con intelligenza artificiale (AI) si intende un campo molto vasto e complesso che comprende sistemi e tecniche in grado di imitare l’intelligenza umana per eseguire determinate attività, migliorandosi continuamente in base alle informazioni raccolte.

intelligenza artificiale: la brevettazione

Attraverso la continua interazione tra i dati già analizzati e nuovi dati acquisiti, un sistema di AI può infatti migliorarsi ed apprendere autonomamente sulla base delle esperienze passate, con l’obiettivo di raffinare costantemente il modello di rappresentazione della realtà che deve descrivere.

Il cuore di ogni sistema di AI è costituito dalle varie tecniche di classificazione, regressione e previsione sui dati, e in generale i vari algoritmi che stabiliscono il modo in cui vengono elaborate le informazioni raccolte.

Con lo sviluppo di nuove metodologie e tecniche di analisi e di apprendimento, si assiste a una diffusione sempre maggiore di prodotti che impiegano nel loro funzionamento, a vario titolo, l’intelligenza artificiale. Di pari passo con l’ampliamento delle applicazioni, si assiste anche ad un aumento delle domande di brevetto che contengono elementi di intelligenza artificiale. Sebbene il nostro continente registri un ritardo storico in questo campo tecnologico rispetto ad aree da più tempo coinvolte, come gli Stati Uniti o i paesi dell’estremo oriente, da una decina di anni il trend è in costante crescita anche tra le domande di brevetto europeo.

La brevettazione delle invenzioni basate sull’intelligenza artificiale

Fino a qualche anno fa, le invenzioni che implicavano l’uso di metodi di intelligenza artificiale (chiamate Computer Implemented Inventions) erano considerate o come dei meri metodi matematici, e quindi escluse a priori dalla brevettazione, o come software, e in quanto tali spesso considerate non brevettabili perché prive di carattere tecnico (ossia di una applicazione tecnologica concreta).

Il numero crescente di domande di brevetto e l’ampliamento delle applicazioni tecnologiche hanno recentemente spinto l’EPO a rivedere la sua posizione. Nell’ultima versione delle Guidelines per l’esame dei brevetti europei, entrata in vigore a novembre 2019, l’EPO ha infatti cambiato l’approccio alla brevettazione di invenzioni basate sull’intelligenza artificiale ammettendo che esse possano avere carattere tecnico.

Può sembrare una modifica superficiale, ma in realtà si tratta di un’apertura sostanziale a favore dei richiedenti. Secondo le nuove Guidelines, di fatto, spetterà all’esaminatore europeo dimostrare la mancanza di effetto tecnico dell’invenzione, mentre in precedenza era il richiedente a dover dimostrare l’esistenza di una effettiva applicazione tecnica della propria invenzione.

Va notato che tale decisione segue quanto sta cominciando a verificarsi nella prassi: sono ad esempio state riconosciute come invenzioni sistemi che sfruttano algoritmi di classificazione basati su reti neurali o deep learning applicati in vari settori medici, come ad esempio quello odontoiatrico, dove vengono effettuate analisi e diagnosi sulla base della “fotografia” dell’arcata dentaria di un paziente, oppure nello studio dell’evoluzione e previsione dello sviluppo di tumori.

Si può considerare quindi aperta una nuova fase per la brevettazione di sistemi di intelligenza artificiale. In tale ambito, essa non può e non deve essere vista soltanto come la scrittura di algoritmi e metodi di analisi fini a sé stessi, bensì deve tenere conto della complessa interazione tra i dati (e la loro acquisizione), le tecniche impiegate e le specifiche implicazioni nel settore tecnologico in cui viene applicata.

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